Il consumatore ne percepisce solo i benefici (nel breve periodo), l’economista cerca di spiegarla, il Governatore della BCE la teme: la deflazione in salsa Europa torna prepotentemente alla ribalta. L’ultima pubblicazione dell’istituto di statistica europeo (Eurostat) evidenzia un poco rassicurante -0,2% alla voce prezzi al consumo. Un segno meno indica come i prezzi dei beni – o meglio di un basket di beni – siano calati da un mese all’altro: fenomeno identificato con la parola deflazione (il contrario dell’inflazione, crescita dei prezzi).

Per una Banca Centrale la deflazione è il male da sconfiggere a tutti costi e con ogni mezzo. Una spirale deflazionistica, infatti, produce un effetto molto negativo sulla stabilità economica e finanziaria di un paese/area. Un calo continuo dei prezzi – quindi per un periodo prolungato – spinge il consumatore a rimandare i propri acquisti, le aziende a posticipare gli investimenti e allo stesso tempo fa salire il valore reale dei debiti: queste tre componenti – se non adeguatamente “trattate” – producono una contrazione dell’attività economica (meno acquisti/investimenti, meno fatturato aziende, valore debito nominale invariato, meno utili/ perdite aziende, licenziamenti che abbattono ulteriormente i consumi che a loro volta intaccano fatturato azienda e così via…). Una contrazione dell’attività economica (Pil negativo), come abbiamo recentemente assistito in molti Stati dell’Eurozona, produce inoltre un’effetto negativo sul sistema bancario/finanziario (i famosi crediti deteriorati…) che a sua volta influisce negativamente, lato finanziamento, sulla componente domanda/investimenti: ne consegue una recessione profonda e duratura. Questi sono gli effetti negativi/distruttivi di una spirale deflazionistica (consigliamo una visione del video, fatto a cartone, sul sito della BCE per comprendere meglio il fenomeno.

https://www.ecb.europa.eu/ecb/educational/pricestab/html/index.it.html).

Il Governatore Draghi, che in camera da letto ha un poster dell’articolo n° 2 del Protocollo sullo Statuto del sistema europeo di banche centrali e della Banca Centrale Europa che istituisce la BCE come banca centrale dell’Eurozona (obiettivo primario è quello di mantenere un livello di inflazione vicino al 2% nel medio periodo), intuì – un anno fa – tale possibile scenario. Ricordiamo tutti la famosa espressione “bazooka di Draghi”: inizio del programma di acquisto di titoli di Stato (e covered bond) da parte della BCE (in inglese, quantitative easing) per un importo, successivamente ampliato, di 60 miliardi al mese fino al 2017 e l’introduzione dei tassi negativi sui conti deposito delle banche commerciali accesi presso la stessa BCE. Tale decisione, che ha lo scopo di stimolare la domanda inondando il mercato di liquidità, non ha prodotto i benefici sperati: l’inflazione e le aspettative di inflazione, ad un anno dall’inizio del programma, permangono e aggiornano i livelli minimi dalla costituzione dell’Euro. Qualcosa nel meccanismo di trasmissione della politica monetaria non ha evidentemente funzionato (a differenza di quanto accaduto negli Stati Uniti).

Nella riunione odierna (10 marzo), Draghi rilancia: taglio del tasso di rifinanziamento principale a zero, taglio del tasso sui depositi (portato a -0,4% da -0,3%), ulteriore aumento degli acquisti mensili di titoli (80 miliardi) con ampliamento base anche a obbligazioni corporate con rating investment grade, nuove TLTROs (prestiti alle banche) con scadenza 4 anni a tasso – in presenza di crescita dei prestiti – negativo (al peggio pari a zero).

 

Tali iniziative, senza precedenti nella storia del vecchio continente, avranno – sicuramente – un effetto positivo sui mercati finanziari nel breve periodo (positività legata alla forte volontà della banca centrale di usare tutti gli strumenti per raggiungere gli obiettivi di politica monetaria) ma se e quando gli effetti di queste nuove manovre si vedranno sull’economia reale rimane il grande quesito. Un famoso spot pubblicitario recitava: “la potenza è nulla senza il controllo”; in questo caso potremmo affermare, la potenza è nulla senza la trasmissione. Nell’attuale composizione del sistema finanziario dell’Eurozona – caratterizzato da significative differenze, anche strutturali, tra gli Stati membri – aumentare il numero dei cavalli del motore (nuove misure BCE) difficilmente si tradurrà in maggiore velocità di rotazione della moneta: manca infatti un’efficace cinghia di trasmissione che permetta di attuare la politica monetaria.

Possiamo pure utilizzare un bazooka più grande, ma senza un mirino non riusciremo mai a centrare il target (… di inflazione). Occorre quindi lavorare – quanto prima – sul sistema finanziario dell’Eurozona al fine di armonizzare tutti quei sistemi che oggi non permettono una corretta trasmissione della politica monetaria.

1 Comment

  1. Remo
    9 maggio 2016 at 23:43 — Rispondi

    Ciao Luca,
    complimenti per la tua iniziativa, ho letto solo questo articolo e mi è piaciuto. Adesso è tardi e vado a nanna, per sonnifero sto leggendo un libro il cui titolo l’avete usato per un vostro articolo. L’originale è di Tolstoj 🙂
    Remo

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