Ancora una volta il presidente D. Trump rompe con la tradizione: è la prima volta, nell’intervallo temporale degli ultimi quarant’anni, che non viene rinnovato il secondo mandato al presidente della Federal Reserve e che non viene scelto un economista.

Il neo-chairman Jerome H. Powell ha infatti un profilo un po’ diverso dai suoi predecessori: di idee repubblicane, laureatosi dapprima in scienze politiche ed a seguire in giurisprudenza, dopo aver esercitato l’attività di avvocato in svariati studi legali, ha assunto per più di vent’anni anni cariche di rilievo nel settore bancario e finanziario, lavorando in banche di investimento e fondi di private equity ed acquisendo pertanto una grande esperienza dei mercati finanziari.  Inoltre, durante la presidenza di George W. Bush ha anche ricoperto le cariche pubbliche di assistente segretario e sottosegretario del Dipartimento del Tesoro, svolgendo mansioni che gli hanno permesso di approfondire il tema della regolamentazione delle istituzioni finanziarie. Nel 2012 è stato nominato da Barak Obama nel Board of Governors della Fed, di cui ancora oggi fa parte.

Pur non avendo il classico background economico degli altri ex presidenti, il fatto che durante i cinque anni alla Fed Jerome H. Powell si sia mostrato un fedele alleato della Yellen, avendola sempre appoggiata nella sua policy di graduali aumenti dei tassi in caso di miglioramento dell’economia, rappresenta sicuramente un punto di “continuità” in termini di politica monetaria, tanto che le indiscrezioni sulla sua nomina hanno spinto il rendimento del Treasury decennale nuovamente sotto il 2,4%, dopo una settimana di prezzi dei bonds in calo.

La linea che seguirà nel condurre la sua politica monetaria da febbraio del prossimo anno può essere dedotta dal comportamento che Jerome H. Powell ha assunto nei panni di membro con diritto di voto nel Board della Fed: per lo meno nel breve periodo, porterà avanti l’attuale approccio cauto intrapreso dalla Yellen per ritirare dal mercato gli stimoli monetari, mentre avrà un approccio più liberale in tema di regolamentazione finanziaria: di fatto, Powell rappresenta un compromesso tra la continuità di cui il mercato ha bisogno e la svolta richiesta dai repubblicani.

Nello specifico, preservando un approccio dipendente dai dati macro, aumenterà in modo graduale e continuo i tassi di interesse e ridimensionerà il bilancio della Fed, attualmente di 4,5 miliardi di dollari, portandolo fino al livello di circa 2-2,5 miliardi. Dal punto di vista della regolamentazione, ci sono buone probabilità per l’ammorbidimento di oneri introdotti dalla stessa Fed e dalle altre autorità di controllo, come per la rivisitazione degli stress test annuali o della Volcker Rule.

Il contesto in cui Powell erediterà il mandato non sarà di certo facile: se da un lato dovrà continuare a sostenere la crescita economica statunitense (PIL del terzo trimestre: +3% su base trimestrale – dato pubblicato il 27/10/17), la piena occupazione (Tasso di disoccupazione: 4,1% – dato pubblicato il 03/11/17) e raggiungere il target di inflazione prefissato (CPI: +2% e Core CPI: +1,8% entrambi su base annua – dato pubblicato il 15/11/17), dall’altro dovrà monitorare costantemente i mercati finanziari. Dovrà infatti fare i conti con l’azionario che, a causa della troppa liquidità iniettata nel sistema, si trova ai massimi storici ed una curva dei tassi piuttosto piatta.

L’appiattimento della curva può avere diverse cause sebbene sia un fenomeno tipico dell’ultima fase del ciclo economico che incidentalmente corrisponde alla fase di rialzo tassi. In altri termini, chi investe in bond preferisce bloccare un rendimento certo nel lungo periodo perché prevede che nel medio periodo si verificherà una recessione e, quindi, un deprezzamento dei corsi azionari. Ciò che sorprende oggi è il livello finale di tasso previsto dal mercato che è estremamente basso (per gli US sotto area 3%): un livello preoccupante perché non prevede alcun aggiustamento per possibili rialzi di inflazione o di produttività. Insomma, la curva americana sta dipingendo un futuro a tinte fosche.

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